
Ai geek più smaliziati potrebbe addirittura venire in mente di installare una versione di Windows su iPhone. Magari server che non si sa mai.
Sarà che sono vecchio. O mal abituato. Ma trovare una qualsiasi utilità nel portarmi dietro una docking station + monitor + tastiera + mouse oltre al mio telefonino, mi pare scomodo. Mi pare scomodo anche pretendere di lasciare tutto a casa e lavorare solo con il cellurare. Le nuove interfacce pensate per dispositivi di piccola taglia assolvono già egregiamente tutti i compiti per cui sono state progettate. Cercare di snaturarle è semplicemente insensato.
Mettiamola così, quello di Canonical è un giocattolo curioso, ma di dubbia utilità.
Sono in buona compagnia. A quanto sembra. Non essere l’unico (va precisato, utente Gnu/Linux) che ha dei problemi dati non da incompetenza, ma dalla scarsa qualità delle distribuzioni attuali, è piuttosto confortante.
Riprenderò i punti salienti che il buon Dheera ci propone, accorpandoli ad alcune mie riflessioni:
La consapevolezza e la visione critica e obiettiva sono gli strumenti principali di ogni buon tecnico IT. Con l’augurio che il futuro e gli utenti possano portare idee e programmi per cambiare le cose.
Mentre Gnome/Unity/Kde/Qt/Ubuntu si scannano, consiglio a tutti, vivamente, di passare alla nuova release di XFCE, la 4.8. Perfetta è dire poco.
Anche e sopratutto se il vostro laptop è recente, oltretutto.
A quanto sembra, i cugini d’oltralpe, hanno scelto di abbandonare il pinguno.
Pensavano costasse di meno. Il loro è un esempio lampante di come Gnu/Linux costa di più se non si investe in formazione supporto nel lungo termine.
A seguire, pubblico un intervista a me stesso. Dai, prendetela sul ridere ;)
Nome: Riccardo Grosso
Computer su cui utilizzo Ubuntu: qualsiasi macchina VmWare e un server “fisico”
Età: 30
Professione: tento di contarle
Città di residenza: Aquileia (UD)
Come hai scoperto Ubuntu?
Ho inserito il cd double face della rivista dalla parte sbagliata.
Perchè o cosa ti piace di Ubuntu?
Posso installarla come macchina virtuale. Consuma poca RAM. Per il resto non saprei.
Cosa ti piacerebbe che fosse migliorato?
Mi piacerebbe che un nobile filantropo si decidesse a vendere notebook “decenti” con una versione di Ubuntu perfezionata e supportata per anni, mi piacerebbe una roadmap, API, stumenti di sviluppo e linee guida sicure per progettare un futuro lavorativo con Ubuntu. Senza intoppi.
Perchè consigli Ubuntu:
In effetti, or ora, non la consiglio per nulla.
Come contribuisci alla diffusione di Ubuntu?
Lanciando cd dal balcone di casa. Basta no?
Nuova debian. Mi dice: puoi scegliere, non vuoi il kernel Linux. Bene. Mettine un’altro. Mi piace!
Era il 25 agosto del lontano 1991 quando Linus Torvalds pubblicò un post su comp.os.minix, annunciando la creazione di quello che diverrà il più diffuso kernel libero al mondo.
Nacque senza pretese, quasi come un gioco tra programmatori, lontano dalle logiche commerciali e dai modelli di business delle corporation americane. Il rilascio sotto una licenza libera, nel preciso intento di fornire al sistema operativo GNU un kernel stabile, pochi mesi dopo, fece comparire il binomio Gnu/Linux, che ritroviamo vent’anni dopo in milioni di server e personal computer in tutto il mondo.
Attualmente, la diffusione e la qualità di alcune distribuzioni Gnu/Linux nelle sale macchine, nei server, nei telefoni cellulari e in molti device utilizzati in snodi critici delle reti di calcolatori, è molto elevata. Senza entrare nelle statistiche, vi basti sapere che la maggior parte dei servizi web e cloud computing si basa su infrastrutture informatiche libere, costruite a loro volta su distribuzioni Gnu/Linux come Debian, Gentoo, Red Hat e Slackware (e molte altre, senza voler recar torto a nessuno).
Al prezzo di una frammentazione progettuale e concettuale tra le varie “distro”, gli amministratori di sistema e i programmatori di software hanno guadagnato in flessibilità e stabilità, riuscendo a garantire alternative a quasi tutti i servizi proprietari.
Va considerato, inoltre, che grazie ai costi di licenza irrisori (e spesso anche nulli), tecnici competenti e preparati possono garantire una gestione complessiva dei servizi più economica sul medio termine.
Naturalmente, un sistema operativo così flessibile e modellabile, non poteva non essere adattato agli usi più disparati: router, NAS, firewall, telefoni cellulara, multimedia device e tanto altro. Tutti questi prodotti hanno in comune una cosa: sono stati ideati, costruiti e vengono mantenuti sia a livello hardware che a livello software da parte del produttore. Mi spiego; quando un’azienda mette in vendita, ad esempio, un telefonino basato su Gnu/Linux, decide di sviluppare e adattare il software in modo che esso funzioni senza problemi per tutto il ciclo di vita del dispositivo stesso. Idem per quanto riguarda le altre periferiche citate.
Eccoci all’unica eccezione che possiamo (e dobbiamo) prendere in esame. Nel 2011, nessun computer viene venduto con una distribuzione Gnu/Linux modificata, personalizzata e aggiornata nel tempo per poter funzionare senza problemi.
Se pur molti notebook e PC funzionino correttamente con Ubuntu o altre consorelle, i problemi maggiori sono gli aggiornamenti, il supporto hardware che cambia ogni sei mesi, le tecnologie a volte forse troppo precoci e instabili, non supportate direttamente dai produttori di hardware. La situazione è più o meno la stessa che troviamo quando compriamo un pc equipaggiato del sistema operativo MS Windows. Con l’unica differenza che nel caso del software proprietario, i produttori e chi distribuisce il software siglano accordi NDA per far funzionare tutto più o meno degnamente. Privati di questi accordi a causa della natura stessa del software libero, i pinguini moderni rimangono a guardare, o ad accontentarsi.
Chiudo questo capitolo momentaneamente. L’argomento è vasto e merita di essere approfondito meglio. Attaccherò il pinguino con ogni mezzo possibile, essendone un suo gran sostenitore, per capire, per far capire a voi, per confrontarmi e migliorare il mio lavoro.
have fun ;)
Perfettamente d’accordo sulla scelta di eliminare Java e Flash dalle macchine Apple.
Spero inoltre in un notebook ufficiale Ubuntu per il prossimo anno. Sarebbe il primo passo verso una reale espansione.
Da quando utilizzo macchine Apple non ho mai sentito l’esigenza di avviare una distribuzione Gnu/Linux. Semplicemente ho già tutto quello che mi occorre. Ma il mio animo Geek a volte scalpita e mi vuole far provare su questo particolarissimo hardware ( iMac Intel Last Generation ) l’ultima versione stabile di Ubuntu.
Ubuntu Rocks. Ubuntu che non ne vuole sapere neppure di avviarsi. Passo parametri al kernel per escludere il sensore di temperatura, il bluetooth, la modalità grafica “safe”, che mi dovrebbe garantire di non friggere la mia ATI. NULLA. Non va.
Ma non demordo. Provo la alternate. Partiziono, configuro, setto, installo. Block, crash, sdong, l’installatore si pianta. Nulla da fare. Dove l’avevo già vista questa?
La soluzione già la conoscete: si chiama Debian. E va benissimo.
Dopo aver riparato ed aggiornato il mio notebook HP, ho convenuto ( con me stesso ), che avevo tra le mani il miglior server che mi fosse mai capitato:
Decido di installare Ubuntu Server 8.04. L’installazione procede senza intoppi: partiziono, faccio il raid, configuro le schede di rete. Tutto a posto. Riavvio. Oooooooooooooooooooooohhhhhhhhh. Un testo bianco su sfondo nero mi avvisa che il kernel installato non supporta il processore… ( pentium M 1.4 Ghz ).
Ok, posso comprenderlo, è pur sempre un portatile. Installo la versione precedente ( 6.04 LTS ). A circa metà installazione mi rendo conto che si pianta e non riesce più a scrivere pacchetti sul disco.
Non voglio neppure indagare. Non mi interessa davvero. Scarico un cd minimale Debian e questa è la mia soluzione. Mezzora circa. Tutto funziona. Nessun intoppo.
Morale della favola: Debian, come sempre, permette anche ciò che è comunemente ( e giustamente ) considerato non-convenzionale.
Vi saluto ;)
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