The worlds network
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La realizzazione di una intranet non è affatto un operazione semplice. Essa richiede competenze specifiche e in vari ambiti, che difficilmente possono essere soddisfatte da un unica persona.

Il mio lavoro principale consiste nel concepire l’infrastruttura logica di funzionamento di una rete locale, tralasciando gli aspetti ipertecnici, che vanno delegati a degli operatori specializzati nei vari settori ( cablaggio, software, server, database, sicurezza ecc. ); definire assieme al cliente le necessità e i servizi, la locazione delle macchine, il tipo di dati da trattare, i sistemi di help desk, backup, monitoring e quant’altro serva ad una corretta creazione e gestione di una rete interna che funzioni.

Troppo spesso, in troppe aziende, ho dovuto fare i conti con infrastrutture informatiche e di rete mal progettate, scarsamente o addirittura non documentate. Il mio intento è esporre sinteticamente i principali passi che seguo, da quando entro nella sede del cliente a quando rilascio il “prodotto” ( si perchè considero il lavoro finito un prodotto a tutti gli effetti, numeri di versione compresi).

Innanzitutto va fatta una piccola premessa: subito non funziona MAI tutto. Un periodo di assestamento prima di aver rilasciato la versione definitiva va assolutamente messo in conto. Spesso si tratta di un paio di mesi, in modo tale da aver messo la rete a regime e al massimo delle potenzialità. Per quanto riguarda l’analisi e l’implementazione pura qui descrivo i passi da eseguire:

  1. Analisi ( definizione delle utenze, dei servizi da implementare, dei software utilizzati dagli utenti e delle esigenze di affidabilità )
  2. Pianificazione iniziale: ( struttura topologica, collegamenti, classi ed indirizzi )
  3. Allocazione risorse ( distribuzione computer, apparati di rete, banda )
  4. Messa in opera ( montaggio e configurazione )
  5. Gestione delle utenze ( formazione, asset managament, gestione permessi )
  6. Gestione sicurezza ( firewall, policy, chiavi, IDS, backup )
  7. Gestione dei guasti ( monitoring, reporting e ricambi )
  8. Misura dei livelli di servizio ( o delle performance )
  9. Manutenzione ordinaria ( controllo fisico sul posto )

Come potete vedere si tratta di step logici abbastanza scontati, ma egualmente importanti. I primi due vanno dettagliatamente documentati in fase di preventivo e gli altri a mezzo di schemi e fotografie in fase di realizzazione.

Mi auguro di aver illustrato a grandi linee quale sia la pratica migliore quando si deve progettare questo tipo di intervento. Nei prossimi post cercherò di illustrare come comportarsi in caso di eventi anomali, guasti non previsti, manutenzione ordinaria e comunque interventi presso la sede.



Il ritratto ovale

1 Agosto 2008

Il castello di cui il mio valletto aveva osato forzare l’ingresso pur di non permettere che, gravemente ferito com’ero, io passassi la notte all’aperto, era uno di quegli edifici, tetri e grandiosi insieme, che da gran tempo ergono la loro aggrondata mole frammezzo agli Appennini, non meno nella realtà che nei fantastici scenari di Mrs. Radcliffe. Stando ad ogni apparenza, era stato abbandonato temporaneamente e da non molto. Noi ci insediammo in una delle stanze più piccole e meno sontuosamente arredate, sita in una torretta fuori mano. Gli addobbi erano di pregevole fattura, ma logori e segnati dall’usura del tempo. Alle pareti tappezzate di arazzi erano appesi trofei e panoplie d’ogni genere e forma, nonché un’infinità di originalissimi quadri moderni dalle ricche cornici dorate di stile arabesco. Questi quadri, che rivestivano non solo le superfici principali dei muri, ma le innumerevoli nicchie imposte dalla bizzarra architettura del castello - questi quadri, dicevo, avevano destato in me un profondo interesse, determinato forse dal mio incipiente delirio; cosicché ordinai a Pedro di chiudere le massicce imposte della stanza (infatti era già notte), di accendere i bracci di un alto candelabro posto a capo del mio letto e di scostare, aprendole quanto più poteva, le frangiate cortine di velluto nero che lo avvolgevano. Volevo che così fosse fatto perché, se non potevo abbandonarmi al sonno, desideravo almeno dedicarmi all’alternata contemplazione dei quadri e alla lettura di un volumetto trovato sopra il guanciale, che, a quanto sembrava, dei quadri offriva e la critica e la descrizione.

A lungo, a lungo lessi - e religiosamente, devotamente contemplai; le ore volarono rapide e gloriose, e giunse la profonda mezzanotte. La posizione del candelabro mi disturbava, e stendendo la mano con difficoltà per non destare il mio valletto assopito, lo collocai in modo che i raggi cadessero in pieno sul libro.

Ma quest’atto produsse un effetto assolutamente imprevisto. I raggi delle numerose candele (poiché ve n’erano molte) penetrarono in una nicchia che una delle colonne del letto aveva fino a quel momento tenuto nell’ombra più fitta. Scorsi così nella vivida luce un quadro che prima m’era affatto sfuggito. Era il ritratto di una fanciulla, tenera eppur rigogliosa, quasi donna ormai. Diedi al quadro un’occhiata frettolosa, e poi chiusi gli occhi. Perché lo facessi, neppure io, dapprima, riuscii a comprenderlo. Ma mentre le mie palpebre restavano chiuse, analizzai rapidamente la ragione per cui le tenessi serrate a quel modo. Era stato un moto impulsivo per guadagnar tempo e pensare: per accertarmi che la vista non mi avesse ingannato; per acquietare la mia immaginazione, prima di volgere un altro sguardo, più calmo e sicuro. Di lì a pochi momenti ripresi a fissare il quadro.

Che ora vedessi giusto non potevo né volevo dubitare; poiché il primo bagliore delle candele su quella tela pareva aver dissipato il sognante stupore da cui i miei sensi erano posseduti, riportandomi di colpo alla lucidità del reale.

Il ritratto, l’ho detto, era quello di una fanciulla. Solo la testa e le spalle, eseguite, per usare la denominazione tecnica, alla maniera di «vignette» molto simile allo stile delle teste predilette da Sully. Le braccia, il seno, fin le punte dei capelli irraggianti si fondevano impercettibilmente con l’ombra vaga ma densa che faceva da sfondo. La cornice era ovale, riccamente dorata e filigranata alla moresca. Come opera d’arte, nulla poteva essere più ammirevole del dipinto in quanto tale. Ma non era pensabile che a destare in me un’impressione così subitanea e violenta fosse stato l’alto livello dell’esecuzione o l’immortale bellezza del viso. E ancor meno era ammissibile che la mia immaginazione, strappata dal dormiveglia, avesse scambiato la testa per quella di una persona viva. M’avvidi subito che le peculiarità del disegno, della tecnica pittorica e della cornice non potevano non dissipare immediatamente tale idea, impedendomi di indulgervi sia pure per un istante. Riflettendo intensamente su questi punti, rimasi per forse un’ora un po’ seduto, un po’ sdraiato, con gli occhi inchiodati sul ritratto. Infine, scoperto il vero segreto del suo effetto, mi abbandonai supino sul letto. Avevo scoperto che l’arcana magia del dipinto stava nell’espressione così vivida, così perfettamente conforme alla vita stessa che mi lasciò dapprima sbalordito e infine confuso, soggiogato, sgomento. Con profondo, reverente timore, rimisi il candelabro nella primitiva posizione. Sottratta così alla vista la causa del mio intenso turbamento, cercai ansiosamente il volume che trattava dei dipinti e della loro storia. Apertolo al numero che designava il ritratto ovale, lessi le vaghe e strane parole che seguono:

«Era una giovinetta di rara beltà, non meno leggiadra che colma di gaiezza. E funesta fu l’ora quando ella vide, e amò, e sposò il pittore. Era costui uomo dominato da un’unica passione, studioso, austero, e che nella sua Arte già aveva una sposa; ed ella era fanciulla di più che rara beltà, non meno leggiadra che colma di gaiezza; tutta luce e sorrisi, e giocosa come un giovane cerbiatto: piena d’amore e di tenerezza per tutte le cose, odiava solo l’Arte che le era rivale; temeva solo la tavolozza e i pennelli e gli altri fastidiosi strumenti che la privavano del volto dell’amato. Fu dunque cosa terribile per questa dama sentir parlare il pittore del suo desiderio di ritrarre la giovane moglie. Ma ella era umile e obbediente, e docilmente, per molte settimane, sedette nella buia sala della torre, dove solo dall’alto la luce filtrava sulla pallida tela. Ma il pittore si gloriava dell’opera sua che procedeva ora dopo ora, giorno dopo giorno. Ed era uomo di passioni, stravagante, forastico, perduto in un suo fantasticare; così che non volle vedere che la luce spettrale che cadeva in quella torre solitaria inaridiva salute ed animo della sua sposa, la quale andava illanguidendo in modo visibile a tutti, tranne che a lui. Ma ella sorrideva sempre, sempre: senza lamentarsi, perché vedeva che il pittore (di cui grande era la fama) traeva da quel suo impegno un piacere fervido e ardente, e giorno e notte lavorava per ritrarre colei che tanto l’amava, e che tuttavia di giorno in giorno diveniva più languida ed estenuata. E, in verità, alcuni che avevano visto il ritratto parlavano sommessamente della sua somiglianza come di meraviglia grande, prova non meno dell’arte del pittore che del suo profondo amore per colei che così mirabilmente andava dipingendo. Ma alla fine, avvicinandosi l’opera al suo compimento, a nessuno fu più concesso di accedere alla torretta; poiché il pittore, invasato dall’ardore della sua creazione, di rado alzava gli occhi dalla tela, fosse anche per guardare il volto della sposa. E non voleva vedere che i colori che stendeva sulla tela erano tratti dalle guance di colei che gli sedeva accanto. E quando molte settimane furono trascorse e pochissimo restava da fare ancora - solo una pennellata sulla bocca e un tocco di colore all’occhio, lo spirito di lei guizzò ancora come la fiamma entro il becco di una lampada. E la pennellata fu data, e fu applicato il tocco di colore; e, per un attimo, il pittore ristette rapito davanti all’opera che aveva portato a termine; ma un attimo dopo, mentre ancora la contemplava, tremò e impallidì e inorridito, esclamando: “Questa è proprio la Vita!” bruscamente si volse a guardare l’amata: Ella era morta!».




V2-day 25.04.2008: Informazione Libera
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Io non lo so davvero se questi abbiano annusato l’odore di un buon affare… o se ritengano davvero di aver subito un danno economico e vogliano ( giustamente se così fosse ) essere risarciti. E a dire il vero la cosa non è di mio interesse. Fino a un certo punto ( magari ne riparliamo di questo ).

Quello che sò è che mi sento di darvi un consiglio: staccate la vostra televisione. Per sempre. Informatevi veramente. fatelo per voi stessi, per la società che vi circonda, per i vostri figli, per la vostra consapevolezza.

Non c’è informazione migliore di quella che potete trovare in rete: multisource, libera da vincoli, interattiva e dinamica. Indipendentemente dal vostro colore politico, suppongo che voi vogliate solamente la verità, giusto? E cosa meglio di una moltitudine di sorgenti riferite ad un evento può farvi avvicinare ad essa?

Meditate gente, meditate…



Davvero una bella domanda, non trovate? La gente le prova tutte per tentare di guadagnare qualcosa tramite internet. Pubblicità, advertising, link, spazio web…

Io la rete la sfrutto per quella che è… al massimo mantengo il blog… ma sono aperto a nuovi e buoni consigli ;)



About SCO

21 Luglio 2008

La giusta fine ;)

SCO
SCO


Eliminare Ubuntu dal mac

21 Luglio 2008

Quad boot Macbook
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Se doveste trovarvi nella complessa situazione di dover eliminare Ubuntu Gnu/Linux dal vostro beneamato Mac ( di qualunque razza ) potreste incontrare serie difficoltà nella perfetta riuscita dell’impresa, le più problematiche sono:

  • Eliminare rEFIt definitivamente
  • Eliminare le partizioni EXT3 usate da Ubuntu ( o equivalenti se ne usate di altri tipi
  • Ripristinare tutto il disco in formato HSF+

Si comincia

Innanzitutto avviate OSX e rimuovete la directory EFI che si trova in Library/StartupItems. Questo vi richiederà una password valida per eseguire il processo amministrativo, accertatevi quindi di possedere in privilegi sufficenti.

A questo punto scaricate la distribuzuione live Gnu/Linux Gparted da qui e masterizzatela su un cd. Riavviate il computer da CD-Rom ( tasto alt all’avvio ). La distribuzione partirà secondo le modalità di boot che sceglierete e vi si presenterà il tool di partizionamento Gparted, con il quale andrete a rimuovere le partizioni interessate e lascerete spazio libero. Attenzione a non rimuovere le partizioni HSF+ utilizzate da OSX ( quella di sistema e quella di boot efi ). Salvate le modifiche e riavviate il SO nativo.

Aprite utility disco e alla voce partiziona aumentate lo spazio disponibile fino alla dimensione massima. A questo punto basta attendere qualche minuto ed è fatta.



iPhone in arrivo

9 Luglio 2008

iphone
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Ditemi quello che volete ma lo voglio provare. Passino le restrizioni Apple ( a mio parere inadeguate all’era digitale che avanza ), ma appena disponibile me lo porto a casetta ;)



Tecniche di valutazione

9 Luglio 2008

cisco_2
Creative Commons License photo credit: roney

Tanto per capirci: in questo blog mi permetto di mantenere un linguaggio informale e diretto. A volte un pò troppo diretto, forse, a volte ricco di considerazioni del tutto personali ( ma è un blog personale e quindi ci sta ), ma quando si tratta di definire alcuni concetti basilari del mestiere di consulente informatico tento di essere il più professionale possibile.

Il caso che vi voglio sottoporre oggi è quello di una piccola azienda ( circa 20 client connessi ad internet in malomodo e tutta la mail su Google ) che mi chiama dicendo di non voler più spendere soldi inutili in licenze di software inutili.

Detto fatto mi reco nella loro sede per fare quattro chiacchere con il responsabile IT ( che, ovviamente, è il titolare dell’azienda ). Esordisce con qualcosa del tipo: ” voglio togliere windows e mettere Linux che così non pago”. Bene, dico io, iniziando a darmi un’occhiata in giro per capire la situazione attuale; eccovi una breve lista riassuntiva:

  • router+switch e cablaggi a perdere, penzolanti ( si, anche gli apparecchi sono penzolanti ) e insicuri
  • cavi di rete spellati e assolutamente non identificati
  • giusto un pò di polvere
  • due reti wifi aperte e con accesso alla rete interna ( ma inutilizzate tranne che da qualche ragazzino che passa nel cortile )
  • un modem acceso collegato a un client win98 ( giuro )
  • in ogni caso due licenze regolari del sistema operativo ( e nessuna della nota suite di office automation o di Autocad o altro ) per cui comunque non pagava affatto
  • nessuna documentazione

A questo punto mi prendo una mezzora buona di colloquio con il gentil signore e gli spiego prima ancora di pensare ad un cambiamento per risparmiare una cifra che non ha mai speso è il caso di considerare che tutto il suo lavoro, i suoi clienti, i suoi dati si reggono su ponte pericolante, che potrebbe cedere da un momento all’altro e che non ci sono i presupposti per effettuare una migrazione e pensare -ragionevolmente- che tutto possa andare per il meglio e funzionare correttamente. Abbozzo una lista dei requisiti minimi indispensabili:

  • catalogazione di utenti, macchine, device di qualsiasi tipo, indirizzi MAC e assegnazione di procedure di accesso ai dati aziendali
  • un file server per i documenti + assegnazione delle policy di accesso
  • sistemazione dell’hardware di rete ( a livello fisico intendo )
  • cablaggio e sostituzione dei cavi ethernet
  • preparazione delle macchine per supportare la distribuzione prescelta
  • creazione del dominio internet aziendale + minihosting e servizio e-mail
  • importazione di tutti i documenti proprietari in OpenOffice ( non è detto che tutto vada a buon fine, specie se lo zelo delle segretarie che preparano il piano ferie è esagerato )
  • minimo di formazione del personale

Costo totale: sicuramente più dello zero che paga attualmente. E fateglielo capire, se ci riuscite che è proprio il caso di sostenere questo costo indipendentemente dal sistema operativo utilizzato. In questo caso infatti mancano completamente le basi per poter lavorare.

La faccia delusa del gentil signore che voleva risparmiare è consuetudine. Ma lasciate che vi dica una cosa: non è giusto ignorare gli aspetti relativi alla sicurezza a all’affidabilità dell’infratsuttura informatica che regge l’azienda. E non è giusto violare la libera decisione dei produttori di software di rilasciare il propri binari su licenza a pagamento copiando illegalmente.



Goosh
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Un interessante progetto che sfrutta le Google API. Assolutamente da non perdere.



Linux Gratis? Mica vero!

3 Luglio 2008

Money
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Scrivo ad ora tarda per spiegare ad alcuni articolisti, che scrivono su note testate nazionali come Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero e affini ( piuttosto che canali televisivi vari )  che “linux” non è gratis. E che non si chiama neppure “linux” ma GNU/Linux ( è importante dare il giusto credito alla free software foundation ).

Se non ne avete mai sentito parlare esiste quella cosa strampalata che si chiama TCO ( Total Cost of Ownership ), ovvero il costo totale di proprietà di un infrastruttura informatica. Esso, benchè sia solo una analisi statica dei costi di esercizio di una apparecchiatura ( wikipedia ) e non dei ritorni in termini di investimento,  tiene conto ( tra le varie cose ) di:

  • Costo per la formazione del personale
  • Costo per l’adattamento delle strutture informatiche ai nuovi sistemi operativi
  • Costo per lo sviluppo di nuovo software
  • Costi per la manutenzione e l’aggiornamento del software
  • Costi dei ricambi hardware ( ma questo a noi interessa meno ora )

Le considerazioni beppegrilliane da smanettone Ubuntu dovrebbero, in questi casi, essere ponderate con intelletto prima della pubblicazione ( capisco che gratis e grosso risparmio pubblico faccia rima con audience ma insomma… ). Il fatto che una distribuzione Gnu/Linux non richieda all’utente di sostenere un costo per acquisire una licenza d’uso non vuol assolutamente dire che far migrare tutti i sistemi operativi della PA risani il deficit pubblico. Anzi, sono frequenti i casi in cui nel breve e medio termine la spesa addirittura risulta essere maggiore.

Dobbiamo impegnarci tutti per sostenere il free software ( che non è uguale a freeware ) e creare un economia sostenibile per chi vuole adottarlo e vuole basarci il proprio business, riconoscendo che solo una buona pianificazione di sistemi informativi può portare ad un grosso risparmio per chi finanzia, ma va fatta con criterio e non con lo spauracchio del costo della licenza.

Personalmente, da buon utente Gnu/Linux posso garantire che le motivazioni che mi spingono ad utilizzarlo sono solo di natura tecnica ed etica e solo esse dovrebbero continuare a muovere la diffusione e l’adozione del miglior sistema operativo esistente.